Logo dell'associazione Salta direttamente ai contenuti
Il taoismo e le arti marziali

Il Taoismo nasce in Cina durante la dinastia Zhou (1122-221 a.C.) e anche se non è possibile stabilirne con precisione cronologica l'epoca specifica, si ritiene sia stato sviluppato attorno al sesto secolo avanti Cristo.

 

Secondo il pensiero taoista esiste un'armonia universale che lega tutti i livelli del cosmo: terra, uomo e cielo. Tale principio è il Dao (Tao), la Via. Esso è presente in ogni cosa, è un flusso continuo di energia vitale che origina e permea ogni cosa.

 

 

Associata al Dao è la concezione di Yin e Yang.
Yin e yang sono i due principi che mantengono l'ordine naturale del Dao: Yin è il principio femminile, passivo, negativo, oscuro (non nell'accezione negativa che siamo abituati ad associare a questi termini in occidente) mentre Yang è il principio maschile, attivo, positivo, luminoso...
Yin e yang sono opposti ma complementari tra di loro, relativi (si può essere yin sotto un certo aspetto e yang sotto un altro) e non antitetici, tanto che nella pienezza dell'uno è implicita la presenza e l'origine dell'altro. Il loro alternarsi determina tutte le cose.

Il taoismo si distingue per l'astrazione dalla società e la ricerca dell'armonia con la natura, per la notevole forza polemica e per lo spirito critico, per la sua posizione anticonformista, quasi anarchica. Reinterpreta l'antico patrimonio religioso del popolo cinese come impegno totalizzante della persona, con esperienze mistiche, astrologiche, divinatorie che investono l'intero individuo.

 

Parlando di Taoismo è importante distinguere tra Taoismo filosofico e Taoismo religioso.

Il Taoismo filosofico nasce, come già accennato, attorno al sesto secolo a.C., ed è rappresentato dalle opere di tre grandi filosofi: Lao-Zi (Lao-Tzu), autore del celeberrimo Dao De Jing (Tao Te Ching), Zhuang-Zi (Chuang-Tzu) e Lie-Zi (Lieh-Tzu).

Il Taoismo religioso o popolare, sviluppatosi in seguito ad una sorta di volgarizzazione dei principi filosofici, apparve sotto la dinastia degli Han (206 a.C.- 220 d.C.) con la nascita di alcune sette, tra le quali la più famosa fu quella dei "Turbanti Gialli". Guidata dal visionario Zhang Jiao che facendo leva sui principi filosofici del Taoismo guidava le masse contadine affamate e desiderose di un ordine nuovo contro il potere politico dell'epoca. I ribelli furono però annientati dall'efficiente macchina statale che ristabilì l'ordine soffocando la rivolta nel sangue. Col passare degli anni la chiesa taoista si consolida con le sue strutture gerarchiche opposte a quelle buddhiste e confuciane. A capo della chiesa taoista vi è il maestro celeste; fioriscono una pletora di divinità eterogenee, organizzate gerarchicamente, come i protettori di mestieri e dei fenomeni atmosferici, gli spiriti degli elementi della natura, le anime di cimiteri, luoghi, guadi, strade, i demoni, le anime degli impiccati, degli annegati e degli antenati, eccetera...

Da ciò appare chiaro il progressivo allontanamento del Taoismo religioso dal Taoismo filosofico originario.

L'obiettivo del Taoismo filosofico è quello di raggiungere uno stato di perfetta armonia con il mondo naturale, uno stato che si acquista attraverso pratiche volte alla piena identificazione e riunificazione con il Dao.

Infatti, con il passare dei secoli i taoisti misero a punto tecniche complesse per la purificazione della mente e del corpo con l'ideale intento di raggiungere "l'immortalità nel corpo".
Immortalità intesa come purificazione del corpo dal decadimento attraverso pratiche specifiche quali tecniche di concentrazione mentale e meditazione connesse con esercizi respiratori per la circolazione del Qi (Qi Gong). Essi impararono inoltre ad utilizzare erbe medicinali per promuovere e preservare la vitalità. Allo stesso scopo furono studiati speciali esercizi ginnici per la salute del corpo tra i quali si ricordano gli esercizi dei cinque animali sviluppati dal medico taoista Hua-To sulla base dell'osservazione dei movimenti della tigre, dell'orso, del cervo, della scimmia e della gru.

A tal proposito si parla spesso di "alchimia", suddivisa in alchimia esteriore (wai-dan) utilizzata per realizzare elisir, droghe e medicinali erboristici destinati soprattutto a prolungare la vita umana e alchimia interiore (nei dan) che utilizza tecniche di meditazione e di respirazione durante le quali l'Essenza o Jing (in pratica l'energia sessuale e l'energia ottenuta dalla digestione dei cibi), viene raffinata nel Dan Tien, tramite la respirazione, in Energia Interna (Qi) e questa a sua volta viene raffinata in Energia Spirituale o Mentale (Shen).
Basilare per il Taoismo è il concetto ben ripreso secoli dopo dal filosofo francese Montesquieu nella celebre frase "On ne peut pas forcer la nature qu'obéissant à elle" (Non si può forzare la natura se non obbedendole); la natura non deve essere alterata dall'azione umana e per questo il taoismo predica il wu wei, il "non agire", in tutti i campi, compreso quello politico, non lasciandosi turbare né dai mutamenti né tantomeno dalla morte.

Il Taoismo e le Arti Marziali

Il Taoismo ha influenzato in modo determinante le Arti Marziali.
Per il principio del wu wei le Arti Marziali rifiutano la violenza.
Non bisogna infatti "agire" attaccando, ma semplicemente adeguare l'azione a quella dell'avversario.
È evidente il richiamo alla concezione taoista del wu wei in una delle massime del Karate: "Karate ni sente nashi", non c'è primo attacco nel Karate.

Lo stesso Lao Zi [Dao De Jing, 68] dice:

"Un buon guerriero non è bellicoso".
"Un buon combattente non è impetuoso".
"Un buon vincitore non dà battaglia".

La morbidezza e la cedevolezza sono qualità essenziali nella pratica delle arti marziali. Non bisogna opporsi alla forza dell'avversario, ma utilizzare la sua forza per batterlo. Ecco perché Lao-Zi [Dao De Jing, 76] afferma che:

"Alla nascita l'uomo è morbido e cedevole,
alla morte è duro e forte.
Tutte le creature, l'erbe e le piante
quando vivono son molli e tenere
quando muoiono son aride e secche.
Durezza e forza sono compagne della morte,
morbidezza e cedevolezza sono compagne della vita.".

Nel Dao De Jing è inoltre messa in evidenza l'importanza di non sottovalutare mai il proprio avversario [Dao De Jing, 69]:

"Non v'è maggior sventura che osteggiare alla leggera;
se osteggio alla leggera
son vicino a perdere quel che m'è più prezioso".

L'umiltà deve essere una delle virtù fondamentali di un capo:

"Un buon comandante è un uomo umile".

Anche le tecniche taoiste fisiche, di respirazione, di meditazione, di circolazione del Qi hanno avuto un'importanza determinante sullo sviluppo delle Arti Marziali che vengono considerate, nella concezione taoista, anche forma di meditazione dinamica grazie alla quale è possibile giungere all'unificazione con il Dao.

 

Notizia letta: 4465 volte
inserita il: 25/01/2007