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GYOSHO: la calligrafia semicorsiva

Mentre la caratteristica principale della calligrafia a stampatello è il suo dominio dello spazio, la scrittura semi corsiva gyosho da grande risalto al senso del ritmo. Gyosho significa una mano più libera e più adatta ad esprimere la personalità dell'individuo. Uno dei segreti per avere un buon senso del ritmo, è nella capacità di esprimere calma nel movimento e vitalità nella quiete. Ed è proprio questa situazione psicologica che si estrinseca durante il ki-myaku, o pulsazione del ki, che si evidenza nell'ordine dei tratti reso parzialmente visibile dai solchi di inchiostro che uniscono i tratti stessi. Nel gyosho essi si sovrappongono delicatamente ripiegandosi uno sull'altro: alcuni segni vengono tracciati di seguito, senza sollevare il pennello dal foglio; il pennello tocca leggermente la sua superficie facendo ingrandire o diminuire la linea, in relazione al suo innalzamento, al suo abbassamento o alla sua rotazione sul proprio asse. Se il pennello é tenuto con ki, la sua punta traccerà con forzala linea centrale di ogni tratto.
I tratti kaisho sono in prevalenza dritti, mentre i caratteri gyosho sono eseguiti con tratti incurvati; la loro vitalità deriva da un senso di resistenza alla curvatura, un effetto simile a quello di un arco teso. La direzione della curvatura non è casuale: i tratti orizzontali generalmente curvano verso l'alto, quelli verticali a sinistra o a destra, come se dovessero improvvisamente esplodere. Questo è dovuto alla forza centrifuga originata dal ritmo dinamico del gyosho. Il kaisho rivela la bellezza architettonica dello spazio; il gyosho più spesso quella di un equilibrio asimmetrico e del ritmo. In questo tipo di scrittura, è consentito eseguire alcuni tratti insieme, rendendo il loro ordine più evidente, nonostante ciò il gyosho si esegue con tocco rapido e a volte spontaneo, che rende più facile l'emergere di abitudini inconsce o tratti della personalità. Mentre i tratti del kaisho rivelano le linee del carattere, quelli del gyosho rivelano le linee del cuore in cui tensione della mente e della personalità risultano apparenti nel modo in cui i tratti individuali vengono uniti. Le persone attive o sicure di sé tenderanno a collegare la maggior parte dei caratteri usando linee piuttosto pesanti; linee continue, ma sottili, suggeriscono un senso di grazia e delicatezza, mentre coloro che aggiungono un gambo alla fine di ogni carattere, senza collegarne nessuno sono generalmente persone nervose. Una volta acquisita la padronanza dei fondamentali tratti del kaisho, è possibile sviluppare il Ki-u, lo spazio interno dei caratteri. Il passo successivo è quello di esprimere un senso di ritmo nel movimento. Quindi prima si impara ad unificare mente e corpo in un o situazione statica, poi a coordinarli nel movimento. Il ritmo ed un senso dinamico di equilibrio nella vita, sono gli elementi positivi che si possono trarre nell'apprendere la calligrafia gyosho.

SHOSHO: la calligrafia corsiva

Se il kaisho pone in evidenza la strutturazione dello spazio ed il gyosho il suo ritmo, il sosho, o calligrafia corsiva, è forse più indicata a mostrare le linee Ki dello spazio. Il sosho si scrive con mano rapida senza fermarsi, interruzioni fra o tratti sono quasi un'eccezione. La calligrafia corsiva, non è soltanto scarabocchiare a mano libera; i suoi ritmi sono vicino ai ritmi universali del Ki: esiste un ritmo nella spaziatura e grandezza dei caratteri, così come nel contrasto fra tratti bagnati o secchi. Ogni colonna é legata sottilmente ad una linea invisibile verticale che penetra nel centro di ogni carattere; essi sembrano respirare indipendentemente ognuno nel proprio spazio, ma fluendo uno sull'altro come se scritti in un tratto continuo. Il profilo dei tratti sosho assomiglia a quello del gyosho, ma è più corto e dinamico. Il pennello spesso ripassa sul tratto appena creato con un angolatura leggermente diversa prima di dirigersi in una nuova direzione. E' impossibile eseguire un buon sosho, senza avere una padronanza delle forme più strutturate del kaisho e del gyosho. La sottigliezza del sosho, nasconde la sua struttura portante, senza la quale non é niente più di uno scarabocchio. Il pennello, che si muove apparentemente senza fermarsi, mostra in realtà un suo percorso punteggiato da pause, che sembrano accumulare ed emanare energia in ogni tratto successivo. Un buon calligrafo riesce a distinguere facilmente un sosho da una scrittura semplicemente affrettata o trascurata. La differenza più eclatante risiede nell'energia vitale che ne invigorisce i tratti. Il sosho racchiude in se tutte le possibilità strutturali del kaisho ed il senso del ritmo del gyosho, ma è più vicino di entrambi allo spirito, del Ki. Esso é fluido e libero, ma nello stesso tempo è leggibile; come il movimento del ki nell'universo è ugualmente inafferrabile, ma in qualche modo alla portata della nostra esperienza. Così come la scrittura rivela stati di debolezza di carattere o di salute di una persona, altrettanto chiaramente ne rivela i suoi lati forti. Questi ultimi si possono coltivare anche attraverso la copiatura di capolavori di persone di gran carattere o ricche di Ki; perché risulterebbe impossibile copiarli accuratamente senza assumere almeno temporaneamente la stessa disposizione d'animo. Persone con una certa esperienza nelle arti marziali, o comunque in discipline che richiedono una profonda concentrazione spirituale, nella loro scrittura producono delle colonne verticali di calligrafia molto dritte, infatti una linea leggermente ondulata, ma che mantiene sempre la sua verticale con aggiustamenti lisci ed armonici, é prodotta da coloro i quali possiedono rapidi riflessi mentali e fisici; contrariamente una deviazione verso sinistra o verso destra della verticale si riscontra in persone con poca concentrazione. I caratteri dello shodo non sono espressioni definitive, ma rappresentano in ultima analisi una specie di fotografia della personalità al momento dell'esecuzione che può essere sviluppata e rafforzata con la pratica del Ki attraverso le sue varie implicazioni. D'altra parte anche una calligrafia trascurata, che mostra quindi una certa debolezza di carattere o una mancanza di concentrazione, risulta essere una forma di pratica che rafforza le cattive abitudini ed impedisce la crescita della personalità.

"Il Maestro Kobo può dipingere con qualsiasi pennello"

Il Maestro Kobo Daishi, conosciuto come Kukai, era un monaco buddista vissuto nel IX secolo, famoso, tra l'altro, per riprodurre meravigliose calligrafie utilizzando materiale del tutto ordinario. Egli insegnava che quando il pennello è sollevato, deve essere radicato fermamente nel Konton Kaiki, o l'origine misteriosa di tutte le cose: l'Universo. In questo stato profondo di unità mente-corpo, egli poteva trascendere dalle limitazioni degli strumenti e dalle tecniche utilizzate per la scrittura, e scrivere direttamente guidato dallo spirito.
Le tecnologie e gli strumenti si sono gradualmente sostituiti allo spirito e all'ingegnosità nel risolvere molti tipi di problemi; quindi prima di essere padroni dell'arte o degli strumenti è necessario essere padroni di noi stessi; questo significa dipingere con il Ki, con la totalità dell'unità mente-corpo. Il Maestro Kobo Daishi fù il fondatore della scuola di calligrafia Jubokudo, che letteralmente significa penetrare il legno. Il suo nome derivò dal fatto che il fondatore della scuola poteva dipingere su un pezzo di legno facendo penetrare talmente in profondità l'inchiostro, che i caratteri non potevano essere cancellati, quasi come se facessero parte del legno stesso. Anche nell'Hagakure, un testo classico samurai del medio evo, si suggeriva ai guerrieri di frantumare il foglio con il pennello mentre scrivevano. Questo non voleva dire strappare il foglio, ma piuttosto penetrarlo profondamente con il loro Ki. Durante tutto il processo di preparazione dell'inchiostro, fino alla pulizia dei pennelli, se il Ki viene interrotto questo trasparirà nella purezza dei tratti. Yamaoka Tesshu (1836-1888) fù il 52° direttore della scuola di calligrafia Jubokudo. Egli fu uno dei Maestri di calligrafia più prolifici della storia del Giappone, oltre che essere un Maestro di scherma di grande fama. Il segreto della sua inesauribile energia era il Ki: "riunisci tutto ciò che è in cielo e in terra nel tuo pennello e non ti stancherai mai". Lo sviluppo del suo Ki nel corso di anni di apprendimento appare evidente nella sua firma durante gli ultimi nove anni della sua vita. Il cambiamento di personalità che seguì l'illuminazione all'età di 45 anni, dimostrò come il suo Ki nei tratti di pennello era aumentato gradualmente in profondità ed in maturità. La sua firma che all'inizio era una scia diffusa di particelle di inchiostro, divenne una linea dritta e affilata, che si prolunga da ogni setola del pennello in un'unica fila. Si tratta di una scrittura non solo più rapida, ma che non si può neanche contraffare. Infatti, con studi condotti con analisi microscopica, si poterono identificare gli originali autentici del Maestro Tesshu da imitazioni. Lo shodo è quindi una forma raffinata di sviluppo del Ki che si estrinseca attraverso la consapevolezza di mancanza di Ki-u, inteso come apertura mentale, di ritmo e vitalità, mettendo in moto dei cambiamenti mentali che si faranno evidenti nell'affrontare la vita di tutti i giorni.

 

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inserita il: 06/11/2006