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I rikishi e gli incontri

Attualmente in Giappone ci sono circa ottocento lottatori professionisti che vengono classificati dal più alto livello di yokuzuna, considerato simbolo vivente del sumo, al più basso livello di jo no kuchi o aspirante rikishi, in una speciale graduatoria chiamata banzuke. Alla fine di ogni torneo questa graduatoria che prevede promozioni o retrocessioni di livello, viene rivisitata in base ai risultati ottenuti da ogni rikishi. I lottatori vengono divisi arbitrariamente in due gruppi, ed in cima al tabellone di partecipazione, da un punto di vista grafico, ma che rispecchia una gerararchia ben definita, con caratteri grossi compaiono i nomi dei cinque livelli superiori, che nel loro insieme vengono chiamati maku-uchi; al di sotto, con caratteri sempre più piccoli compaiono i nomi dei livelli medio e basso.
La posizione del lottatore all'interno della graduatoria banzuke determina lo stile con cui acconcia i propri capelli, che, come altre caratteristiche del sumo si sono tramandato dal periodo Edo. Esistono essenzialmente due modi di acconciarsi i capelli, uno utilizzato dalla maggior parte dei lottatori e quindi appartententi ai livelli medio-basso, ed un altro utilizzato solo dai lottatori che appartengono al livello di maku-uchi. Questa acconciatura che é una specie di chiffon con un ciuffo, vuole rappresentare una foglia di albero di ginco, le cui foglie ricordano vagamente un cuore, è chiamato o-icho ed è uno degli stili tradizionali di bellezza. Nel periodo Meiji, durante il quale il Giappone si aprì all'era moderna, i lottatori non potevano tagliarsi i capelli, lo stile o-icho ha quindi proprio il significato di tramandare questa tradizionale bellezza, oltre che attenuare eventuali traumi alla testa.

Durante il torneo, i combattimenti hanno inizio alla mattina incominciando dai livelli più bassi via via fino ai livelli più alti; il momento di massima emozione é alla sera quando si svolgono i combattimenti tra gli yokozuna. Questa è la categoria di massima espressione del sumo, e coloro che fanno parte di questa cerchia molto ristretta sono considerati dei simboli viventi; basti pensare che negli ultimi trecento anni solo sessantadue lottatori sono stati insigniti del titolo di yokozuna.
Egli é il solo tra tutti i lottatori che non può essere retrocesso ma che può ritirarsi dal torneo, qualora fornisca una prestazione non degna della sua fama.
Per poter essere promosso al rango di yokozuna, il lottatore deve avere vinto due tornei consecutivamente e sopratutto deve avere dato prova di grande valore.

Il sumo ha conservato tutti i suoi riti formali e la sua tradizionale etichetta in maniera intregra; ogni giorno prima dell'inizio dei combattimenti dei livelli maku-uchi si rappresenta la cerimonia del dohyo-iri, o cerimonia dell'ingresso nel cerchio. Questa cerimonia viene eseguita dai entrambi i gruppi di yokozuna, che indossano speciali grembiuli da cerimonia in seta, fregiati con particolari intarsi e frangiati d'oro; dietro la nuca, portano una pesante corda di canapa intrecciata a forma di arco ornata da striscioline di carta pendenti che richiama una simbologia religiosa.
Mentre il giudice e due assistenti si inginocchiano sulla pedana, lo yokozuna inizia la sua cerimonia: prima batte le mani per attirare l'attenzione degli dei, poi distende le sue braccia in avanti e ruota il palmo delle mani verso l'alto per dimostrare di non possedere armi. Nel momento culminante della cerimonia, egli solleva una gamba piegata verso l'alto e la riporta a terra battendo violentemente il piede sul pavimento; il significato simbolico è quello di scacciare il malvagio dal luogo del combattimento.
Il rito conclusivo della giornata è la danza dell'arco. Dopo il combattimento finale, un appartenente alla categoria makushita, il quart'ultimo livello del banzuke, si arrampica sulla pedana, che è alta circa 50 cm, e con un arco che gli viene dato dall'arbitro esegue delle combinazioni di tecniche di rotazione dell'arco stesso. Questa cerimonia risale al periodo Edo, quando al vincitore del torneo veniva consegnato come premio un arco, ed egli esprimeva la sua gioia e la sua soddisfazione eseguendo una serie di rotazioni. Quindi il makushita che esegue tale danza non fa altro che esternare la gioia e la soddisfazione nel nome del lottatore vincitore del torneo.
Tra i personaggi che hanno un ruolo importante nel sumo, non meno caratteristica è la figura dell'arbitro; egli è vestito con un kimono nero simile a quello indossato dai samurai nel periodo Kamakura, e porta con sè un ventaglio. Come i lottatori, anche gli arbitri sono classificati in livelli, assegnati in base alla loro competenza tecnica e alla loro anzianità; solo gli arbitri di livello più elevato possono sovraintendere agli incontri che coinvolgono gli yakozuna.
Il valore, e quindi il livello di un arbitro, è riconoscibile dal colore del suo ventaglio; gli arbitri appartenenti al livello più alto sono gli unici che indossano dei calzini e calzano i tradizionali zoccoli di legno giapponesi (zori), al contrario dei livelli più bassi che hanno a piedi nudi. Assieme ai lottatori sale sulla pedana e li chiama per nome con voce altisonante; a tale proposito è utile dire che i lottatori scelgono dei nomi poetici, alcuni adottano nomi che derivano dal nome del proprio maestro o sono collegati al loro luogo di nascita, altri fanno terminare i loro nomi con le parole montagna (yama), fiume (gawa), o mare (umi).
Per determinare l'inizio di un combattimento, l'arbitro da un segnale con il ventaglio e durante il suo svolgimento non smette di incoraggiare i due contendenti. L'arbitro è coadiuvato da quattro giudici, anch'essi vestiti di nero, che siedono ai quattro lati della pedana. I giudici sono scelti tra i lottatori che hanno abbandonato l'attività agonistica, ma che svolgono il ruolo di allenatore o educatore; quando esistono dubbi su decisioni arbitrali, essi salgono nel cerchio e discutono tra loro avendo il potere di annullare una decisione arbitrale o addirittura fare ripetere un combattimento.

L'unico capo di vestiario che i lottatori indossano durante gli incontri, consiste in un perizoma di seta lungo circa 10 mt.e largo circa 60 cm. chiamato mawashi. Questo lungo perizoma viene piegato nel senso della larghezza per sei volte e viene quindi avvolto attorno alla vita, dal perizoma fuoriescono delle cordicelle di seta indurite con la colla, che rivestono un ruolo puramente ornamentale; moltissime tecniche di sumo prevedono infatti delle prese al perizoma con il conseguente rischio di danneggiarle, in questo caso le corde rotte vengono eliminate dal lottatore.
Dopo essere entrati nel cerchio che delimita l'area di competizione, i lottatori eseguono una serie di movimenti simbolici: per purificare la loro mente ed il loro corpo, ad esempio lo sciacquarsi la bocca con dell'acqua, simbolo di purezza, e l'asciugarsi il corpo con delle tovagliette di carta. Altri rituali che indistintamente tutti i lottatori eseguono, come ad esempio il sollevamento delle braccia in avanti o il forte colpo con il piede sul pavimento, derivano direttamente dalla cerimonia dell'ingresso nel cerchio, che come si ricorda viene eseguita soltanto dagli yokozuna. Un ulteriore rito, ma riservato ai lottatori di alto e medio livello, è quello di spargere del sale sulla pedana simbolicamente per purificarla e per preservarsi da eventuali incidenti.
Il momento che precede l'inizio dell'incontro, è l'assunzione della posizione di guardia da parte del lottatore, che consiste nell'accovacciarsi appoggiando solo le dita dei piedi sul pavimento. Questo momento, che prende il nome di shikiri, è un momento fondamentale nel quale si instaura tra i contendenti una specie di guerra fredda fatta di sguardi, di studio e di espedienti strategici: ritornano infatti ai propri angoli, prendono del sale e lo spargono di nuovo sulla pedana numerose volte con il chiaro intento di fare perdere la concentrazione all'avversario Questa fase può durare parecchio tempo, anche tutti i quattro minuti concessi dal regolamento (solo i livelli alti hanno a disposizione quattro minuti, mentre quelli medi ne hanno a disposizione tre e i livelli bassi non ne hanno), ed in ogni caso dura il tempo necessario fino al momento in cui entrambi i contendenti non sono pronti per iniziare il combattimento; questa fase per molti può risultare noiosa, però è interessante sapere che i primi incontri di sumo potevano durare all'infinito, senza limiti di tempo, e solo agli inizi del 1900 fù introdotto per lo shikiri il limite di 10 minuti e successivamente ridotto fino agli attuali quattro.
Il combattimento vero e proprio si conclude solitamente in un tempo inferiore a quello dello shikiri, anche se tutte le cerimonie e il simbolismo espresso sono vissuti dagli appassionati di sumo con molta partecipazione.
Il lottatore (rikishi) vince il combattimento quando spinge l'avversario al di fuori del cerchio interno oppure quando lo atterra. Per perdere il combattimento non é necessario cadere nel cerchio o esserne completamente spinti fuori; il lottatore che tocca il pavimento con una parte qualsiasi del proprio corpo, compresi i capelli, perde l'incontro.

E' da sottolineare come nel sumo non siano previste categorie di peso, e siano proibiti colpi di pugno o di calcio, nonchè tirare i capelli o mettere le dita negli occhi.

 

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inserita il: 09/01/2007